Intervista a Marta Netti proprietaria del laboratorio Le Cornici di Milano.

Paola Lambardi: Ciao Marta, iniziamo da te che sei la seconda generazione che sta portando avanti questa attività. Quando hai cominciato a fare questo lavoro?

Marta Netti: Posso dire di essere cresciuta sotto quel bancone con mia mamma Enza che ha aperto questo negozio – laboratorio. Da piccola era un gioco: mi sporcavo le mani, incollavo, costruivo degli oggetti, insomma mi divertivo tantissimo. Poi crescendo ho iniziato seriamente ad aiutarla…

PL: Che età avevi?

MN: Quando ho iniziato a prendere le redini del laboratorio era il 1996. Prima ero praticamente una sua dipendente. Ho iniziato a stare con lei in negozio durante le scuole medie. Naturalmente andavo a scuola alla mattina e il pomeriggio lo passavo qui, delle volte per darle una mano ma spesso andavo a giocare con le mie amiche… non vorrei che si pensasse allo sfruttamento minorile (risate).

PL: Hai scelto qualche scuola particolare dopo le scuole medie?

MN: Ho deciso di fare il Turistico ma al secondo anno ho interrotto gli studi per dare una mano in laboratorio. Ho terminato gli studi nelle classi serali. Volevo avere un diploma, soprattutto desideravo imparare le lingue straniere per girare il mondo, anche se poi ho preferito lavorare qui e continuare l’attività di famiglia. Devo dire che sono contenta di questa scelta: è un bel lavoro, appassionante, sempre diverso, sei a contatto con il mondo dell’arte, della fotografia, si incontrano persone davvero speciali, gli artisti e non solo.

PL: Quindi la tua maestra è stata tua mamma Enza?

MN: Si, lei mi ha insegnato tutto dalla A alla Z: dal taglio del vetro, al taglio del legno, dipingere le aste, conoscere le diverse essenze per fare le cornici, perché non tutti i tipi di legno si prestano per essere dipinti o trattati con il bolo o con la foglia d’oro, bisogna imparare tutte le tecniche.

PL: Ora che capisco come è iniziata questa attività sono un po’ curiosa: la mamma dove ha imparato? Anche lei a bottega?

MN: Mia mamma ha sfidato i suoi fratelli che sono tutti falegnami: chi costruisce barche, chi fa mobili, sono persone che amano il legno e lo hanno sempre lavorato, però la escludevano da queste attività e le dicevano: “Sei una femmina. Una donna non può venire a lavorare con noi…”. Ma lei non si è persa d’animo e ha deciso di aprire un negozio di cornici. Il primo laboratorio lo ha aperto a Cinisello Balsamo e poi ha acquistato questi negozi negli anni ’70 qui a Milano, in via Pasteur, nel quartiere che adesso chiamano NoLo (North of Loreto) vicino a piazzale Loreto. 

PL: Quindi sono 50 anni che siete in attività. Com’è cambiato il lavoro in questi anni?  

MN: Direi si è modificato nel tempo. Le cornici adesso le costruiamo partendo dalle essenze. Prima si usavano le aste che arrivavano da un certo tipo di produttori di Firenze o Venezia. Sono aste semi lavorate con determinate finiture e colori. Quando crei una cornice con questo tipo di materiale ti occupi del taglio, assembli le parti che la compongono, la completi con il vetro e il passepartout. Adesso lavoro molto sul materiale grezzo, creo una cornice “su misura”. Ci sono comunque entrambe le scelte. Ho tantissimi campioni pronti, come puoi vedere guardandoti intorno, che prendo, taglio e incollo. È un lavoro molto veloce rispetto alla creazione di una cornice con delle sagome e dei colori particolari, progettate e abbinate a un’opera specifica.

PL: Ho letto sul vostro sito che siete specializzate nella pittura delle cornici, cosa s’intende?

MN: Le cornici realizzate partendo dal legno grezzo possono essere colorate come si desidera. I legni che usiamo sono tutte essenze importanti, belli da vedere anche quando non sono trattati. Sono rigorosamente masselli: il noce Canaletto, il ciliegio, il rovere, anche il ramino che è un po’ più duro, più giallo. Sono tutti legni che non tarlano perché è importante garantire un prodotto di qualità che duri nel tempo. Il legno di tiglio, per esempio, è un massello meno costoso degli altri, liscio, pulito che si presta bene per essere dipinto. Per tornare ai colori, usiamo solo solo smalti all’acqua, atossici e possiamo creare tutte le tonalità, posso campionare il calore e se ce lo chiedono, lavoriamo seguendo i colori dell’ambiente o della stanza dove vengono appese le opere.

PL: Per fare questo lavoro che abilità sono richieste oltre alla manualità?

MN: La passione. Questo lavoro lo fai bene se ti piace. Devi dare a questo oggetto, in apparenza semplice, un’attenzione speciale e devi essere molto preciso.

PL: In effetti si vede che ti piace, ti ho sempre visto lavorare tanto.

MN: Sono ormai 25 anni che sono in questa attività! È vero, lavoro tantissimo perché abbiamo una grande varietà di clienti: i musei, le gallerie d’arte, i privati, gli artisti. Soprattutto a Milano ma non solo. Abbiamo buoni clienti anche all’estero: Parigi, Berlino e Stati Uniti. 

PL: Mi ricordo quando hai montato la mostra di Jaques Henri Lartigue del 2017 al Palazzo Bagatti Valsecchi qui a Milano. Come si gestiscono le mostre così importanti? 

MN: Quando le mostre sono composte da opere estremamente delicate e preziose, andiamo a lavorare e a montare le cornici direttamente in loco. Prepariamo il lavoro in diverse fasi: prima facciamo un sopralluogo, prendiamo tutte le misure, verifichiamo l’ambiente in cui saranno esposte le opere, le luci che saranno utilizzate e una volta definiti i dettagli, si torna in laboratorio e si preparano le cornici. Per esempio, nel caso della mostra su Jaques Henri Lartigue, abbiamo usato vetri museali (polarizzati anti riflesso e anti UV 99%) e quando sei in consegna, finisci il lavoro direttamente al museo con l’aiuto delle persone che seguono la preparazione della mostra.

PL: Alla casa-museo Boschi Di Stefano cosa hai realizzato? 

MN: Lì abbiamo incorniciato tutti i lavori di Lucio Fontana. Abbiamo smontato tutte le vecchie cornici e le abbiamo rifatte. Nella casa-museo Boschi Di Stefano c’è una stanza dedicata a lui con molte opere diverse: ci sono i tagli, pannelli in ceramica, disegni.

PL: Altri esempi di mostre che hai realizzato?

MN: Alcune mostre sono state davvero straordinarie come quella dedicata a Osvaldo Borsani in Triennale (2018) dove ho realizzato 290 cornici, un lavoro fatto in collaborazione con Tomo Architects, oppure la mostra di Luigi Ghirri sempre in Triennale (2018) o quella di Bansky al Mudec.

PL: Oltre ai musei e alle gallerie, lavori anche per altri clienti?

MN: Lavoriamo per architetti, fotografi e per importanti collezionisti. 

PL: Hai qualche rapporto speciale? In particolare con gli artisti?

MN: Si, soprattutto con loro perché si crea un rapporto di scambio, si fa più ricerca e si studiano soluzioni molto originali. Mentre il rapporto con le gallerie è diverso: ti lasciano più spazio di libertà, sono meno inclini alla ricerca…

PL: Cosa consigli a un giovane che vuole iniziare questo mestiere?

MN: La prima cosa è la passione. Devi amare questo mondo. Tutti possono dipingere un’asta ma se non la dipingi in un certo modo, se non stai attento alle colature e ai minimi dettagli, devi rifare tutto da capo. Un giovane apprendista deve dimostrare di avere un buon grado di responsabilità. Questo è un mestiere rischioso: lavori con il vetro, ci sono dei macchinari per tagliare il legno, devi essere molto attento, concentrato e se desideri creare un rapporto serio di lavoro, occorre onestà e correttezza, le basi di tutti i rapporti umani.

PL: Prima ho visto tua figlia Giorgia che ti sta aiutando o sbaglio? 

MN: Si, Giorgia ha finito la scuola e adesso è qui per dare una mano. È entrata in gioco la terza generazione.

PL: Che scuole hai fatto Giorgia?

Giorgia Camponovo: Ho fatto il liceo linguistico e ho deciso (per il momento) di non continuare gli studi e sto dando una mano qui in negozio.

PL: Ti piace?

GC: Mi piace e sto imparando tanto ma il mio sogno è di poter continuare a sviluppare questa attività di famiglia, visto che ho la fortuna di poterlo fare.

PL: E come vedi l’evoluzione di questa attività?

GC: Sono convinta che un nuovo approccio tecnologico potrebbe migliorare la nostra produzione. Per esempio nell’organizzazione e nei tempi di consegna. Poi c’è la parte legata alla comunicazione: le piattaforme social permettono di entrare in contatto con nuove realtà nel campo artistico e creare nuove forme di collaborazione. La mia idea è quella di catapultarsi nell’era digitale: stiamo andiamo verso la smaterializzazione anche delle opere d’arte. Questi cambiamenti sono già in atto, penso sarà molto interessante vedere queste nuove frontiere!

PL: Grazie Marta e Giorgia  per la vostra disponibilità a raccontare il vostro lavoro!

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