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Ritratti rubati

Ritratto: s.m. Immagine del volto, del busto o dell’intera figura di una persona.

Nel 2000 vengo invitata a curare una mostra in uno spazio privato a Milano — Terrazza Silvia Plando — e suggerisco il nome del fotografo genovese Alberto Terrile. Decidiamo di esporre una serie di ritratti in bianco e nero che Alberto definisce “rubati” alle star e registi presenti al Festival del Cinema di Venezia nell’edizione del 1993 (Alberto è regolarmente accreditato come fotografo, ci tengo a precisare). 

In mostra ci sono: Robert Altman, Asia Argento, Angela Basset, Sherilyn Fenn, Abel Ferrara, Harrison Ford, Stephen Frears, Philip Glass, Gong-li, Manon, David Lynch, Michael Nyman, Carlo Di Palma, Peter Greenaway, Sidney Pollack, Maximilian Schell, Quentin Tarantino.

Nella foto sopra vediamo per esempio un dittico che incornicia Robert Altman intervistato in un bar da una giornalista. Il contesto della foto è quasi una scena di un suo film: s’intrecciano espressioni, sguardi e posture in forme davvero bizzarre.

Ma il volto cosa ci racconta? Secondo Alberto Terrile il volto è una rivelazione incompleta e passeggera della persona. Nessuno ha mai visto direttamente il proprio volto. Lo si può conoscere soltanto riflesso nello specchio o per mezzo della fotografia. Il volto non è dunque fatto per sé stessi ma per l’altro o per Dio, è un silenzioso linguaggio, è la parte più viva e più sensibile perché sede degli organi di senso, e che nel bene o nel male, presentiamo agli altri. È l’Io intimo, parzialmente denudato, infinitamente più rivelatore di tutto il resto del corpo.

Il ritratto rubato è forse questo. Grazie Alberto per avercelo ricordato.

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